La Villa Lori Olivieri, nella frazione Colle del comune di Fiuminata, è di proprietà della famiglia Olivieri dal 1910.
Dichiarata nel 2022 di interesse culturale sta per essere completamente restaurata con i fondi per la ricostruzione del sisma 2016. Dopo essere stata per circa due secoli la dimora estiva del casato dei Lori, per settant’anni la villa e i fabbricati che la circondano hanno ospitato un’importante azienda silvo-pastorale condotta prima da Angelo Olivieri e poi a partire dal 1920 dal figlio Filemone, il Sor Filò, come veniva chiamato da tutti e dall’affascinante figura di sua moglie Teresa Ciofi degli Atti.
Attorno alla Villa Lori Olivieri vivevano sino a cinquant’anni fa numerose famiglie di coloni che contribuivano con il loro lavoro al successo di quest’azienda, che da settembre a maggio chiudeva i suoi battenti nelle Marche per continuare l’attività con un clima invernale più mite nella Maremma Laziale.
A collegare il sito produttivo dell’Alto Maceratese con quello lungo le coste del Tirreno un’imponente transumanza di migliaia tra pecore e mucche che durava due volte l’anno poco più di una settimana.
L’azienda possedeva vasti terreni tra Civitavecchia e Santa Marinella dove si producevano grandi quantità di formaggio pecorino e carne di pecora che venivano vendute non solo a Roma, ma in tutta Italia e all’estero.
Si dice che il pecorino raggiungesse anche l’America. In Maremma il Sor Filò allevava anche cavalli e vacche. In famiglia si racconta che i butteri maremmani dell’azienda Olivieri partecipavano spesso ai rodei che, dopo un viaggio in Italia di Buffalo Bill si diffusero anche in Maremma.
Con la morte nel 1978 del Sor Filò tramonta la grande stagione produttiva dell’azienda che si reggeva grazie all’instancabile attività dei suoi conduttori ma anche basandosi su condizioni sociali ed economiche molto diverse, inconcepibili ai nostri tempi.
Una stasi che dura fino al 1994 quando Rosa Olivieri, figlia di Filemone, decide di contrastare la crisi dell’attività agricola dell’azienda, trasformando le numerose case coloniche in agriturismo con sette confortevoli stanze, avendo cura di conservare la ruralità che tuttora contraddistingue il borgo.
Nella sala al piano terra dell’antica torre risalente al XII secolo, venne aperto un piccolo ristorante negli anni sempre più apprezzato, in cui Rosa preparava con passione pasti semplici e tradizionali.
Nel 2015 l’accoglienza di ospiti e commensali viene sospesa a causa dell’età sempre più avanzata di Rosa, la coraggiosa titolare che per due volte nell’arco di un ventennio ha dovuto fare i conti con i terremoti che hanno colpito l’Appennino tra Marche e Umbria. Una donna così intimamente legata alla sua bellissima dimora, che dopo il terremoto del 1997, pur di prevenire saccheggi non esitò, per mesi, a dormire in macchina in compagnia della sua cagnetta Raissa, senza curarsi del freddo che d’inverno a Colle arriva spesso sottozero.
Adesso il testimone passa alla quarta generazione: dopo il Sor Filò e la signora Rosa tocca a sua figlia Teresa, attrice teatrale che con il marito Alessandro, giornalista e documentarista, sta lavorando ad una seconda rinascita della frazione Colle e della Villa Lori Olivieri. L’obbiettivo è quello di continuare a lasciare intatto lo spirito operoso che ha sempre contraddistinto questa località, riaprendo all’ospitalità per chi ricerca i valori autentici delle nostre aree interne. Con l’impegno di non trasformare il borgo e la villa in un albergo di charme per turisti facoltosi, lasciando intatto il suo carattere rustico ed elegante e puntando tutto sulla ricerca culturale e artistica, sulla riscoperta delle risorse culturali e naturali di cui è dotato il luogo, perseguiremo il sogno di ricostruire attorno a questo complesso rurale un senso di comunità. Negli anni è stata avviata una coltivazione di circa un ettaro di erbe aromatiche finalizzata alla distillazione di oli essenziali mentre il giardino della villa ospita un piccolo allevamento di ape ligustica per la produzione familiare di miele millefiori.